NON C’E’ PACE SUL TETTO DEL MONDO

NON C’E’ PACE SUL TETTO DEL MONDO

Cari amici che ci seguite, sapete che spesso ho espesso le mie difficoltà nel trovare le parole per descrivere il Nepal. Il tetto de mondo, terra di forti paradossi e contrasti sfugge alle logiche spiegazioni e spesso anche chi ci vive non riesce a spiegare al mondo le dinamiche interne tanto complicate.
A 5 mesi dal terribile terremoto che ha messo in ginocchio parte del Paese, questi dovrebbero essere i giorni della ricostruzione e della speranza e invece sono giorni di puro caos. Ma il terremoto non c’entra niente. La ratifica della costituzione attesa da decenni, e appena avvenuta, ha creato forti malcontenti tra le popolazioni del sud del Paese che non vedono riconosciuti i loro diritti e sono trattati come cittadini di serie B. Risultato 43 morti tra polizia e manifestanti, il Terai (sud) bloccato da più di un mese( scuole chiuse, uffici chiusi, la paresi di mezza nazione). Da qualche giorno ci si è messa anche l’India che ha chiuso le frontire col Nepal bloccando così l’accesso di benzina, bombole di gas e generi alimentari. Le ripercussioni sulla vita di tutti giorni sono pesanti. Senza benzina la gente non può andare a lavorare, se finisce il gas non sappiamo come cucinare, è una catena di problemi. 
La nostra fossa biologica è piena ed il camion non può venire a fare lo spurgo perchè non ha rifornimento sufficiente per arrivare al villaggio. Passateci il francesismo, siamo nella merda!
In questi  momenti è difficile tenere alto il morale ma , come sempre la forza, l’energia e la voglia di vivere dei ragazzi ci spingono ad andare avanti. Siamo felici perchè da pochi giorni sono arrivate Clara e  Catia  a  portre nuove energie alla famiglia Human Traction. Di seguito il post con le impressioni di Clara che torna in Nepal per la terza volta. Su Facebook trovate il racconto di Catia.
fila al distributore, photo credit The Himalayan Times.
Sono rientrata in Nepal dopo 1 anno… dopo il terremoto del 25 Aprile, rientrare al villaggio e trovare molte case crollate, ritrovasi in mezzo alle macerie di case di persone che conosci, rivedere la sede di HT divelta è stata una stretta al cuore, mai il popolo nepalese è un popolo fiero e si è già messo al lavoro per la ricostruzione e l’abbattimento delle case pericolanti.
I ragazzi mi hanno fatto subito sentire a casa, il loro calore, la gioia nei loro occhi hanno fatto passare in me ogni tristezza. U   na delle nostre ragazze, si è precipitata ad abbracciarmi, è passato solo 1 anno ma ormai è una bella signorina e come mi fece notare Vittoria, tra qualche anno ci ritroveremo nonni. E’ la terza volta che vengo in Nepal, ormai anche nel villaggio sanno chi sono e anche loro mi hanno accolto con un sacco di sorrisi e Namaste Clara! Nella mentalità dei ragazzi (e dei nepalesi in gene), se torni più volte è perche ci vuoi bene ti interessa il Nepal.
L’ostello ha retto molto bene il terremoto, non ha subito alcun danno, in questo momento stiamo sistemando i bagni che erano in condizioni pietose, i ragazzi ci stanno aiutando molto, ormai sono ometti e sono indispensabili per traduzione dall’inglese al nepalese, molti hanno quasi finito la scuola media e stanno decidendo cosa fare da grande e il loro pensiero è quello di come poter aiutare HT e le persone del villaggio, quindi trovare un indirizzo scolastico utile non solo a loro stessi.
E’ stato fatto molto lavoro nell’ostello, i lavori da fare sono ancora tanti, abbiamo una nuova sede che stiamo ultimando, a breve inizieremo il progetto di permacultura con immensa gioia dei ragazzi. 
Questa volta, mi fermerò in Nepal per 3 mesi, le altre 2 volte sono state solo una toccata e fuga, 3 e 2 settimane, ho voglia di conoscere meglio i ragazzi, gli usi e costumi di questo magnifico Paese che, tra terremoto e tensioni politiche, sta faticosamente cercando di rialzarsi.