Gettando le fondamenta

Gettando le fondamenta

Namastè amici,
sono felice perchè tutto procede bene! Sono finalmente arrivati i primi volontari e con loro abbiamo iniziato a scavare le fondamenta della nuova casa per i ragazzi.
Nel frattempo abbiamo avuto la fortuna di incontrare un americano che costruisce case e scuole con la tecnica dei sacchi di terra! http://www.edgeofseven.org/phuleli.html Ci ha dato tanti consigli utili confermando la nostra speranza che “si può fare!” Costruire con questo metodo non richiede abilità o specializzazioni particolari. L’ingrediente fondamentale sarà il buon vecchio olio di gomito per riempire e montare i sacchi come un Lego.
Ci vorrà anche tanta pazienza e un po’ di fortuna per affrontare i piccoli, grandi problemi, di trasporto, logistica, contrattazione e comprensione italo-nepalese che sicuramente incontreremo durante il nostro cammino ma siamo pronti!
Di seguito le impressioni di Andrea, il primo volontario che vi scrive sul blog per cercare di raccontarvi e trasmettervi qualcosa di questa stupenda esperienza nepalese.
Buona lettura!



Un lungo lunghissimo viaggio, seguito da un lungo sonno ristoratore ed eccomi a far parte di una comunità indubbiamente colorata e sorridente! Già dal primo giorno si entra attivamente all’interno del progetto: è in corso la costruzione della casa per i bambini della scuola e da subito si lavora fianco a fianco, a scavare le fondamenta e a riempirle di ghiaia per poi andare a salire coi sacchi di sabbia, che arriveranno nei prossimi giorni. Probabilmente è la dimensione di bisogno che subito ti accoglie, o il fatto di essere in mezzo alla natura, che mi ha sempre comunicato una sensazione di pace anche nel lavoro, ma la fatica non pesa e la presenza dei ragazzi intorno a noi, che fanno a gara a chi può aiutarci di più, è una fonte di energia continua! E’ Bello vedere come ognuno è ansioso di rendersi utile e fare la sua parte, ma soprattutto come la dimensione del lavoro venga assolutamente percepita come un gioco! Una domanda che ci è sorta ricorrente è chi stesse in realtà aiutando chi, e una lezione preziosissima è sicuramente riuscire a vivere ludicamente tutti quei momenti che nella nostra cultura sono percepiti come lavoro, e quindi fatica nel senso più brutto e abbruttente del termine. In realtà traspare chiaro, dalla gioia e dall’entusiasmo di tutti questi festanti ragazzini, che ogni attività umana costruttiva porta con sè una carica di energia creativa, che può essere vissuta come un percorso per costruire se stessi, per rapportarsi agli altri e scoprire i propri limiti e le proprie attitudini e prerogative: svelare se stessi a poco a poco. Il gioco è perfetto terreno fertile per questo genere di crescita, costellato di sorrisi e risate, lascia stanchi senza saperne precisamente il perché, dal momento che la soddisfazione e il divertimento rendono la fatica relativa. Un primo impatto assolutamente positivo quindi, che lascia spazio aperto alla voglia di continuare a giocare a costruire qualcosa di davvero importante, non solo sul piano materiale per chi ha di meno ma anche sul piano umano, per dare vita a un nuovo rapporto col nostro modo di percepire la realtà! Andrea