Lo zen e l’arte della comprensione del “Nepali Way”

Lo zen e l’arte della comprensione del “Nepali Way”

Nonostante la lontananza geografica e le differenze socio-culturali, il Nepal e l’Italia hanno qualcosa in comune. Una burocrazia lenta e nebulosa, pochissima trasparenza, tantissima corruzione…è bello sentirsi a casa!!!
Il Nepal rilascia un visto turistico per un massimo di 5 mesi all’anno, se vuoi stare di più devi ottenere un worker o study o business visa.
E qui comincia l’avventura:
Se lavori nella cooperazione internazionale la tua ong deve semplicemente investire 100.000$ e ti danno il business visa, il che non è realmente un’opzione almeno che non lavori per Unicef o Save the children.
Puoi richiedere un worker visa e, grazie gente che conosce gente, dopo un mese circa e 1000 euro risulti lavorare in una impresa edile o in un centro riparazione computer! Mhhh, grazie al fatto che il Paese è un casino, non esiste un controllo post-rilascio, ma potrebbe avvenire in futuro.
Allora ho pensato allo study visa.
Ha a che fare con l’educazione e la cultura in generale, serve per studiare o insegnare.
Devi dimostrare di frequentare un corso di nepalese di insegnare presso qualche scuola e devi ASSOLUTAMENTE ottenere la “no objection letter” dal tuo consolato, ovviamente dietro pagamento.
Ho vagato in Durbar Marg per mezz’ora sotto la pioggia alla ricerca del benedetto consolato, ubicato in un orribile palazzone grigio e marrone. La scazzatissima consolessa nepalese mi ha liquidato in un secondo dicendomi che dal 2008 non rilasciano più “no objection letter”. Ho provato a fare una timida domanda e lei, puntando lo sguardo alla porta mi ha congedato con un sorriso di pietra.
Guardo le bandierine colorate svolazzare al vento e organizzo gli incontri per la prossima settimana.
Om Shanti Om!